Nel territorio della regione Emilia-Romagna al momento la condizione di sfruttamento più evidente risulta essere quella sessuale. Le altre tipologie di sfruttamento (principalmente lavorativo, edilizio e badantato, accattonaggio, partecipazione forzata a situazioni caratterizzate da illegalità) sono però in una fase di crescente emersione.
Questa regione, che registra un tenore di vita tra i più elevati in Italia, presenta alcune caratteristiche che in parte spiegano e in parte determinano l’attuale ampiezza della diffusione di fenomeni di sfruttamento:
• con riferimento soprattutto allo sfruttamento sessuale, ma anche a quello per accattonaggio e vendita di gadget, sono da considerare fattori che incidono sulla diffusione del fenomeno: la collocazione geografica, l’essere punto di snodo anche in termini di trasporti (si pensi solo alla centralità a livello nazionale della stazione di Bologna), la presenza di porti (Ravenna in particolare ma anche Rimini), aeroporti (Bologna, Forlì, Rimini e Parma), di arterie frequentatissime come la via Emilia e la Romea, di zone a vocazione turistica come la Riviera adriatica che attira nei mesi estivi milioni di turisti e si spopola nei mesi invernali, lasciando a disposizione degli sfruttatori migliaia di appartamenti.
• con riferimento invece all’ambito dello sfruttamento lavorativo si può citare la diffusione di comparti produttivi “a rischio” come l’agricoltura, il terziario in generale, i laboratori artigiani, le tante piccole imprese edili e la grande distribuzione.
La diffusione in modo abbastanza uniforme, nei principali centri urbani della regione, del fenomeno della tratta e dello sfruttamento trova conferma in alcuni indicatori:
• alta incidenza dei contatti su strada in proporzione alle dimensioni dei capoluoghi di riferimento nelle province di confine;
• altissimo numero di persone in carico, oltre che nelle città più densamente popolate, anche in quelle medio-piccole ma caratterizzate da alti tenori di vita ed elevatissima presenza di attività produttive;
• aumento della presenza delle minorenni vittime di tratta ai fini di sfruttamento sessuale e in stato di abbandono (provenienti soprattutto da est Europa, in particolare Romania);
• aumento del fenomeno della prostituzione minorile maschile soprattutto rumena;
• incremento delle prese in carico di adulti, minori e disabili in situazioni di sfruttamento lavorativo e per accattonaggio, provenienti dall’est Europa (Bielorussia, Russia, Moldavia, Cina Popolare) e dal Nord Africa (Marocco, Senegal).
Per quanto riguarda la tipologia di sfruttamento a fini sessuali, si registra una continua evoluzione delle sue forme; si è passati da forme di sfruttamento che, nella quasi totalità dei casi, potevano inquadrarsi nelle fattispecie penali della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale, a forme di prostituzione contrattata o negoziata, caratterizzata da un intervenuto patto, spesso concluso nel paese di origine, tra la donna ed il suo sfruttatore, per il raggiungimento di obiettivi legati a reciproci interessi. Tali evoluzioni si intrecciano alle modificazioni che intervengono nel mercato del sesso commerciale, caratterizzato attualmente da:
• permanenza della prostituzione in strada con un notevole ricambio di donne, che restano nello stesso luogo al massimo 2-3 mesi, per un turnover probabilmente determinato dalla volontà degli sfruttatori di rendere maggiormente difficili le indagini, attraverso minori elementi dati dalla stanzialità; questo comporta per le donne una maggiore difficoltà ad apprendere la lingua e a stabilire rapporti fiduciari con i clienti e con gli operatori di strada per chiedere aiuto e uscire dallo sfruttamento;
• permanenza della presenza in strada di ragazze di nazionalità nigeriana con un crescente abbassamento della loro età, e presenza tra loro di minori, per le quali permane il problema dell’affrancamento da forme di ricatto legate a riti animisti;
• abbassamento dell’età delle ragazze coinvolte con forte diminuzione delle donne sui 30 anni e oltre, mentre in aumento sono le minorenni;
• aumento delle transessuali, soprattutto italiane e sud-americane;
• radicamento del settore della prostituzione al chiuso, con appartamenti e locali deputati all’intrattenimento sessuale; in particolare sulla riviera adriatica il modo di esercitare la prostituzione si è andato connotando sempre più con una minore visibilità e con uno spostamento del fenomeno dalla strada ad altri luoghi, quali gli appartamenti, night, club privè ecc. Le donne (ed in particolare le donne provenienti dall’est Europa) che continuano a frequentare la strada, lo fanno saltuariamente per mantenere ed aumentare un certo “portafoglio clienti” e portarli poi negli appartamenti; la scelta delle nuove modalità prostitutive è legata essenzialmente alle caratteristiche delle diverse organizzazioni criminali che gestiscono le donne. Il territorio facilita, in questo senso, le stesse organizzazioni visto l’elevato numero di appartamenti e di alberghi che per nove mesi all’anno rimangono sfitti o chiusi e i numerosi locali notturni presenti;
• “inabissamento” rispetto ai servizi di donne provenienti dall’est europeo, in particolare dalla Romania, che quando sono “intercettate” dai progetti non manifestano interesse e non vi accedono nonostante sia segnalata una forte loro presenza in strada; discorso ancora più critico quando si tratta di minori, con la difficoltà/impossibilità di ingaggiarle nei percorsi di fuoriuscita.
Accanto allo sfruttamento sessuale, crescono i numeri di quello lavorativo, che coinvolge uomini e donne, provenienti dall’Europa dell’est (ma anche dalla Cina) e le cui forme appaiono estremamente variabili: dalla ‘schiavizzazione’ di certi laboratori a artigianali al ‘caporalato’ dei cantieri edili, all’assunzione attraverso titoli di soggiorno falsi forniti dal datore di lavoro, al ‘semplice’ lavoro nero con turni massacranti e retribuzione ridotta (e nessuna tutela assicurativa). Si tratta di un fenomeno che sta emergendo lentamente, anche per la difficoltà delle persone coinvolte a sporgere denuncia.