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Prostituzione

Prostituzione, si è chiuso il progetto West

Errani: "Grazie a West, sono stati realizzati interventi e ricerche che ci consentono di capire meglio per progettare interventi e azioni. È questa la direzione in cui la Regione Emilia-Romagna intende continuare ad operare ed investire".

07/06/2005
Bologna

"La povertà, la discriminazione contro le donne, la disoccupazione, il mancato accesso alle risorse economiche, sociali e di conoscenza fanno delle donne e dei minori le principali vittime della tratta. Occorre quindi continuare ad investire sulla cooperazione internazionale e, sempre più, assumere una prospettiva di genere nell´elaborazione delle strategie e delle politiche di programmazione e di intervento del prossimo futuro. Grazie a West, sono stati realizzati interventi e ricerche che ci consentono di capire meglio per progettare interventi e azioni. È questa la direzione in cui la Regione Emilia-Romagna intende continuare ad operare ed investire".

Così il presidente della Regione Vasco Errani ha concluso nei giorni scorsi a Bologna il convegno di chiusura del progetto West, che per due anni e mezzo ha portato avanti sperimentazioni e azioni pilota sulle accoglienze di frontiera, interventi di comunità, lavoro con i clienti, tutela legale, percorsi formativi di alto livello per gli operatori del sociale e delle forze dell´ordine. Per il Progetto West, di cui l´assessorato alle Politiche sociali dell´Emilia-Romagna è capofila, sono state presentate anche due ricerche sui flussi e le rotte della tratta dall´Est Europa e sulla cosiddetta prostituzione invisibile.

"Si tratta di un tema delicato – ha spiegato ancora Errani - che può incidere pesantemente sulle comunità locali, sulla convivenza tra persone con differenti culture, religioni, abitudini e aspettative, sulle risposte delle amministrazioni pubbliche. Un tema strettamente connesso alle condizioni dei Paesi dell´Est ed a quello dei diritti umani. Questo impone agli Stati di accelerare per superare le differenze di impostazione giuridica, così come tracciato dalla decisione quadro del Consiglio d´Europa del 2002 sulla lotta alla tratta degli esseri umani".

I numeri della prostituzione in Emilia-Romagna
Quella di Forlì e Cesena è l’unica provincia della nostra regione dove la prostituzione è stata sconfitta. Qui le donne non si prostituiscono più per le vie, sia a causa della massiccia presenza di forze dell´ordine, sia perché il tratto di litoranea è breve, mentre i tratti di strada restanti sono ad alta velocità e non consentono soste. Al massimo, Cesenatico è usata come base logistica dagli sfruttatori per gli appartamenti sfitti o per controllare chi lavora a Ravenna.

Il dato è contenuto nella ricerca "La prostituzione invisibile" che fa il quadro sul numero di "lucciole" che esercitano in strada: sono 60-80 a Piacenza (di cui 20 albanesi, alcune regolari, moldave, ucraine, rumene; sostengono di andare in strada perché mancano appartamenti e locali), 40 a Parma (il 30% dall´est), 102 a Reggio Emilia (il 20% dall´est), 100 a Modena (altissimo il turnover; il 25-30% è dell´est; da un paio di anni sono tornate le albanesi), 250-300 a Bologna (40% dall´est), 80 a Ferrara, ma in calo per i controlli delle forze dell´ordine, da due anni (il 40% dall´est; ma si è registrata anche la lamentela delle prostitute italiane per la diminuzione del lavoro per via del calo dell´offerta). A Ravenna, infine, le 102 presenze del 2002 si sono ridotte a 50 (10% dell´est, 10% nigeriane e transessuali).

L´indagine indica che la via Emilia, soprattutto da Parma a Modena, rispetto al passato è oggi più controllata e ora le presenze, specie delle donne dell´est, si sono ridotte. Le ragazze dell´ex blocco sovietico invece crescono tra Modena e Bologna, lavorano su strada dai 5 ai 6 giorni e aumentano nei weekend, salvo che a Ravenna e a Reggio Emilia. Su strada le tariffe della prostituzione vanno da 25 a 50 euro e transessuali e donne dell´est sono quelle che guadagnano di più. In generale, dal 2001, le presenze delle prostitute sono calate a Reggio e a Revenna (negli anni prima era successo a Piacenza e Modena), mentre sono cresciute a Parma e Bologna. Rimangono sullo stesso territorio da qualche settimana a due anni e questo per effetto di alcune leggi, delle retate e degli accordi bilaterali degli stati, ma incidono anche la lotta per bande e il tentativo di evitare che la donna crei legami troppo forti con i clienti.

L´altra faccia della medaglia della prostituzione in regione, oltre al problema specifico ed emergente degli appartamenti, sono i locali usati per l´adescamento mentre il rapporto viene consumato in alberghi o a casa del cliente. Ci sono circoli ricreativi che mascherano la prostituzione in cui alle ragazze sono procurati visti come ballerine o permessi turistici, poi sono fatte iscrivere al circolo come socie. Poi ci sono i centri benessere con tariffe più alte per un pubblico più selezionato (uomini d´affari e giri di élite) collegato a eventi fieristici o a convenzioni esterne. Quando i centri chiudono, alle 22, le donne sono "utilizzate" per cene d´affari. Le tariffe di un circolo vanno dai 15 euro per 20 minuti di conversazione fino ai 250 per una prestazione. La maggior parte delle donne che opera nei locali è di nazionalità rumena, poi vengono le moldave e le ucraine. A Bologna, però, la maggiore percentuale riguarda le italiane.


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