24/11/2009
Bologna
Il loro valore non sta solo nel fatturato, nel numero dei soci o nella diffusissima presenza sul territorio, ma anche nel significato sociale del loro lavoro. Sono le cooperative sociali, fondamentali tasselli che contribuiscono a mantenere coeso il tessuto sociale della regione. Riconoscimento e valorizzazione del loro ruolo di “motore” del welfare regionale sono stati i concetti chiave emersi nel corso della terza Conferenza regionale sulla Cooperazione sociale. Una giornata di lavoro organizzata dalla Regione Emilia-Romagna per fare il punto su un settore vitale per il futuro delle politiche sociali regionali e per la qualità dei servizi assicurati ai cittadini: hanno aperto i lavori il sottosegretario alla presidenza della Regione Alfredo Bertelli, l’assessore regionale alle Politiche sociali Anna Maria Dapporto e Gaetano De Vinco come rappresentante della cooperazione sociale.
Sono 748 le cooperative sociali in Emilia-Romagna. Da un lato ci sono le 427 cooperative di tipo A, che gestiscono servizi socio-assistenziali, sanitari ed educativi. Dall’altro ci sono 182 cooperative di tipo B, il cui scopo è l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. 105 sono invece le cooperative miste, che svolgono entrambe le funzioni, e 34 i consorzi. Ad aderire alle Centrali cooperative sono 672: queste presentano un fatturato complessivo di oltre 1miliardo e 435 milioni di euro, oltre 80mila soci e 43mila addetti, e circa 3mila persone svantaggiate che vi lavorano.
Al centro della discussione quindi il peso dell’economia sociale e la necessità di sviluppo delle cooperative che prestano servizi di interesse sociale in un’ottica che sia sempre più imprenditoriale, perseguendo anche l’obiettivo di assicurare prestazioni eque ed universali. Questioni rese di grande attualità dalla recente introduzione del meccanismo dell’accreditamento - in sostituzione di quello degli appalti - per poter lavorare con la pubblica amministrazione.
Altro tema sul tavolo, il coinvolgimento della cooperazione sociale nella programmazione delle politiche di welfare come soggetto paritario, a partire dall’attuazione del Piano sociale e sanitario 2008-2009. Primo passo in questa direzione, l’istituzione della Commissione consultiva della cooperazione sociale.
L’appuntamento ha rappresentato dunque il momento d’arrivo di un percorso di analisi su quattro distinti aspetti che caratterizzano questo particolare momento di evoluzione del settore, aspetti che nei mesi scorsi sono stati analizzati da quattro gruppi di lavoro formati da rappresentanti della cooperazione sociale, funzionari e dirigenti pubblici, esponenti sindacali e delle associazioni di categoria che hanno infine presentato alla conferenza i risultati del proprio lavoro. Questi gli argomenti trattati: valore e significato della cooperazione sociale; sussidiarietà e accreditamento nel rapporto tra cooperative sociali ed enti pubblici; cooperative d’inserimento lavorativo e cooperazione sociale; lavoro sociale e qualità professionale.
A portare il proprio punto di vista su opportunità e criticità della cooperazione sociale sono stati inoltre il direttore del Centro studi Unioncamere Guido Caselli e il portavoce regionale del Forum del Terzo Settore Giovanni Melli. La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Le prospettive della cooperazione sociale”, in cui si sono confrontati l’assessore regionale alle Politiche per la salute Giovanni Bissoni, il rappresentante della cooperazione sociale Alberto Alberani, il vicepresidente di Confindustria Emilia-Romagna Alberto Lunardini, la parlamentare europea Patrizia Toia, il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e Mario Mazzoleni dell’Università degli Studi di Brescia.