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Carcere

Cittadinanza, un diritto anche in carcere

Aperto alla Dozza di Bologna uno sportello dell’anagrafe

14/10/2009
Bologna

Ha da poco preso il via un nuovo servizio per i detenuti del carcere della Dozza di Bologna, un’opportunità per facilitare l’ottenimento di documenti e certificati, che rende più semplice tra le altre cose il disbrigo delle procedure per i colloqui con i famigliari. È stato infatti aperto da parte del Quartiere Navile, uno sportello per il rilascio dei documenti anagrafici all’interno della casa circondariale.

I detenuti potranno rinnovare qui la carta d’identità, certificare lo stato civile e ottenere tutti i documenti e i certificati necessari anche a chi è stato privato della libertà. Il servizio è particolarmente utile per chi deve scontare una lunga permanenza in carcere e ha quindi fissato la residenza proprio alla Dozza. Ma potranno usufruirne anche gli agenti penitenziari che lavorano all’interno del carcere.

Non solo. Il lungo e complicato iter burocratico per comprovare i rapporti di parentela spesso causava forti ritardi nell’accesso ai colloqui con i famigliari e quindi molti disagi. Ora invece, grazie allo sportello che svolge le funzioni degli uffici dell’anagrafe, questo problema viene risolto molto più velocemente. Un esercizio concreto ed efficace di diritto alla cittadinanza che spetta anche a chi si trova nello stato di detenuto.

Il servizio è in funzione il primo e il terzo mercoledì di ogni mese ed è gestito da un operatore messo a disposizione dal quartiere Navile, che ha sostenuto anche il costo totale del servizio. L’attivazione dello sportello è stata possibile grazie alla sottoscrizione di una convenzione tra il quartiere e il direttore della casa circondariale. Risultato: non solo un servizio a risposta immediata per i detenuti, ma anche una semplificazione del lavoro per i dipendenti comunali, visto che fino ad ora la documentazione anagrafica veniva rilasciata dagli uffici di quartiere.

“Bologna e´ la seconda città in Italia, dopo Torino, a creare uno sportello in carcere”, ha spiegato Marina Cesari, direttrice del quartiere Navile. Un successo ottenuto grazie a una proposta del garante dei diritti dei detenuti di Bologna Bruno Desi.