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Diade: la relazione di cura ai raggi x

Disinnescare la violenza tra badanti, anziani e famiglia

02/02/2010
Reggio Emilia

Si è concluso a gennaio il progetto Diade, realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia in collaborazione con Ausl locale, Consorzio Anziani e non solo e Associazione Nondasola grazie anche ad un finanziamento del Fondo Antiviolenza del Ministero per le Pari opportunità.

Partito ad agosto del 2008, Diade è un’autentica lente d’ingrandimento puntata all’interno dei meccanismi che producono maltrattamenti e abusi nelle relazioni di cura nella doppia direzione: sia verso le badanti, sia verso gli anziani stessi oggetto di assistenza.
Attraverso 52 interviste agli attori chiamati in causa, otto focus group con servizi sociali, sanitari, privati e universo dell’associazionismo, 4 incontri di formazione per operatori del settore, Diade ha voluto scoprire, enumerare e organizzare punti di sutura e di attrito tra due forme preminenti della fragilità sociale - quella dell’anzianità e quella dell’immigrazione - allo scopo di sviluppare efficaci antidoti al fenomeno e diffondere capillarmente le buone pratiche esperite anche a livello europeo.
Sullo sfondo, un principio importante: rendere meno opaca la complessa trama di obblighi contrattuali e obblighi non codificati che fa da base alla relazione di cura e spesso ne complica la definizione puntuale dei diritti e dei doveri.

Alla fase di ricerca, analisi e confronto è seguita una necessaria ed integrativa comunicazione del problema: una campagna di sensibilizzazione realizzata ad hoc ha inteso mettere in asse i cardini e le finalità del progetto, puntando sulla prevenzione, sul rispetto dei diritti individuali, sulla reciproca accoglienza e sul contestuale riconoscimento dell’Altro, sulla qualificazione del lavoro di cura e di assistenza a domicilio.

Alcuni numeri che Diade ha fatto emergere con le interviste? La prevalenza delle donne tra le vittime di violenza (89%). E più di una violenza su tre segnalata dagli intervistati è ad opera di badanti su anziani (35%), ma di contro una percentuale del 29% testimonia di violenze operate da famigliari dell’assistito verso la badante stessa. E in un caso su tre si tratta di dolore fisico.

Tra i punti critici messi in luce come indicatori di rischio sui quali gli operatori devono vigilare non ci sono soltanto la complessità di una convivenza forzata o le eventuali patologie cognitive dell’assistito, ma anche la debolezza delle reti familiari e sociali e i deficit di formazione riscontrati per un ruolo così delicato.


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