08/02/2010
Bologna
Costruire le basi per la costruzione di un nuovo welfare: questa la bussola e l’impianto concettuale che ha guidato progetti, azioni, strumenti dell’assessorato alle Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna negli ultimi cinque anni, un tratto di strada improntato alla valorizzazione della rete del Terzo settore e dei suoi attori, al protagonismo degli enti locali, all’integrazione tra sociale e sanitario e tra pubblico e privato.
“Si concludono cinque anni importanti per il welfare della nostra regione - sottolinea l’assessore regionale alle Politiche sociali Anna Maria Dapporto -, anni in cui abbiamo cercato di dare risposta alle sfide di una società che cambia in modo innovativo e attraverso la capacità di lavorare insieme di pubblico e privato. Con questo bilancio vogliamo fare il punto del lavoro fatto e dei progetti messi in campo: per misurare l’efficacia degli sforzi e delle risorse impiegate, ma anche per non interrompere mai il dialogo con i cittadini, dando loro gli elementi per valutare - anche attraverso la concretezza dei numeri - le politiche della Regione”.
Sei le sezioni che compongono il Bilancio: gli strumenti del nuovo welfare; i protagonisti del cambiamento; le politiche per anziani e disabili; le politiche per famiglia, infanzia e adolescenza; le politiche per l’integrazione e quelle per combattere povertà ed esclusione sociale.
Quali sono gli strumenti del nuovo welfare regionale? In questi cinque anni, per esempio, con i Piani di zona distrettuali per la salute e il benessere sociale sono stati individuati gli strumenti per una nuova programmazione territoriale sulle 38 zone delineate; è stato approvato il Piano sociale e sanitario 2008-2010; è stato istituto il Fondo per la non autosufficienza - quasi 420 milioni di euro nel 2009 e 7mila nuove persone prese in carico - per favorire la domiciliarità degli anziani; è stato messo a punto il nuovo sistema di accreditamento dei servizi socio-sanitari, in primis per l’assistenza domiciliare, i centri diurni per anziani e disabili, i centri residenziali per anziani e i centri residenziali socio-riabilitativi per disabili (un complesso di servizi che interessa 40mila famiglie in regione).
E i protagonisti del cambiamento? A fianco degli enti pubblici, una fitta rete di attori che produce “capitale sociale” strategico per la collettività e che la Regione, nel solo 2009, ha supportato con 450mila euro di investimento sulla qualità dei servizi: 2.905 organizzazioni di volontariato per un esercito di quasi 683mila volontari, 3.231 associazioni di promozione sociale e 742 cooperative sociali, realtà complesse e ramificate che operano nel socio-assistenziale ma non solo.
Senza contare l’universo del Servizio civile nazionale, potenziato negli ultimi 4 anni dalla Regione con risorse complessive per due milioni di euro: nel 2009 erano 1.500 i posti disponibili per progetti di 12 mesi destinati a cittadini stranieri e comunitari.
(Foto Gaia Levi)